Home » Giardino delle zucche: la mia esperienza al pumpkin patch di Pignataro Maggiore

Giardino delle zucche: la mia esperienza al pumpkin patch di Pignataro Maggiore

by valeria
il giardino delle zucche

Quando si cerca qualcosa da fare con i bambini nel fine settimana, la domanda alla fine è quasi sempre la stessa: si divertiranno davvero?

Non basta trovare un posto bello da vedere o organizzare una giornata fuori casa, soprattutto con i più piccoli serve un’esperienza che riesca a coinvolgerli, che permetta loro di muoversi, toccare, scegliere, giocare e tornare a casa con una storia da raccontare.

È uno dei motivi per cui ho deciso di tornare al Giardino delle Zucche di Pignataro Maggiore.

Eravamo già stati qui in estate, quando il campo aveva cambiato completamente volto per il Summerween al Giardino delle Zucche. Al posto delle zucche avevamo trovato cocomeri, scheletri, cinema all’aperto e un’atmosfera creepy, insolita per essere a luglio. Avevamo trascorso un pomeriggio diverso dal solito e, proprio uscendo dal giardino quella sera, ci eravamo ripromessi di tornare in autunno con Cecilia.

Ci siamo tornati a fine settembre e questa volta ad aspettarci c’erano i campi pieni di zucche, i carrettini rossi, i colori dell’autunno e una decima edizione con diverse novità.

Il Giardino delle Zucche ha riaperto il 26 settembre 2026 e quest’anno festeggia infatti i suoi primi dieci anni. Nato dall’idea di Emily Turino, cresciuta tra l’Italia e il New England, è il primo pumpkin patch nato in Italia e il più grande d’Europa.

Il Giardino delle Zucche si trova a Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta, in via Giancarlo Siani 2.

Chi cerca un giardino delle zucche vicino a Napoli o un giardino delle zucche in Campania, probabilmente finirà prima o poi qui e definirlo semplicemente un campo dove scegliere una zucca racconta solo una parte dell’esperienza.

L’idea arriva dai pumpkin patch americani, i campi che durante la fall season diventano una delle mete preferite dalle famiglie. Si passeggia tra le zucche, se ne sceglie una, la si carica sui caratteristici red wagon, i carrellini rossi che si vedono spesso nei film e nelle serie ambientate negli Stati Uniti, e si prosegue verso i laboratori.

È proprio questo passaggio dal guardare al fare che, secondo me, rende il Giardino particolarmente adatto ai bambini, non entrano in un luogo dove devono semplicemente seguire i genitori, hanno qualcosa da cercare e una decisione da prendere: quale zucca portare via? Vi assicuro che, davanti a un campo pieno di zucche di forme e dimensioni diverse, la scelta può diventare una questione serissima.

La parte che preferisco comincia praticamente subito, si prende uno dei carrettini rossi e si entra nel campo alla ricerca della propria zucca. Per i bambini è già un gioco: si passa da una zucca all’altra, si confrontano quelle più grandi con quelle più piccole, quelle perfettamente tonde con quelle un po’ storte, finché non arriva quella che sembra essere quella giusta. Si continua poi verso i laboratori creativi, dove la zucca può essere dipinta oppure intagliata.

L’esperienza mantiene quindi una struttura molto semplice, comprensibile anche dai bambini più piccoli: scegliere, raccogliere, trasportare e trasformare la propria zucca.

È anche uno dei motivi per cui la visita non dà la sensazione di trovarsi davanti a un’attrazione costruita soltanto per scattare fotografie. Le scenografie ci sono, naturalmente, e alcune aree sembrano pensate apposta per fermarsi qualche minuto con il telefono in mano, ma intorno continua a esserci un campo agricolo in cui i bambini possono muoversi e partecipare.

pumpkin patch pignataro

Osservando i bambini nel campo mi sono resa conto che il divertimento nasce soprattutto dalla libertà di passare continuamente da un’attività all’altra.

Non bisogna stare seduti e non ci sono spiegazioni da ascoltare per mezz’ora prima di iniziare a fare qualcosa. Si corre tra le zucche, si trascina il carrettino, si gioca nel playground, si entra nel labirinto, si dipinge. Per una famiglia, soprattutto quando i bambini iniziano ad annoiarsi facilmente durante una visita più tradizionale, questo fa una grande differenza.

C’è anche un altro aspetto che ho apprezzato, per qualche ora il telefono smette di essere il centro del divertimento. Naturalmente qui di foto se ne fanno parecchie, è quasi impossibile resistere tra distese di zucche arancioni, fiori e scenografie autunnali. Ma il bambino non è davanti a uno schermo: ha le mani impegnate a trascinare un carretto, dipingere una zucca, esplorare i campi.

Non è casuale che proprio il rapporto tra bambini e tecnologia sia diventato uno dei temi dell’edizione 2026. In occasione del decennale il Giardino ha affiancato alle attività una campagna contro il cyberbullismo e un messaggio rivolto alle famiglie sull’importanza di recuperare momenti condivisi lontani dai dispositivi digitali. All’apertura ha partecipato anche Paolo Siani, consigliere della Fondazione Giancarlo Siani.

Tornare dopo il Summerween è stato interessante anche perché alcune zone le riconoscevo, altre invece erano completamente cambiate.

Per il decimo anniversario del Giardino delle Zucche è stato creato innanzitutto un nuovo giardino di tagete, i fiori gialli e arancioni che in questo periodo riempiono il paesaggio di colore. Per raggiungerlo si sale a bordo dei trattori e già il tragitto diventa parte dell’esperienza, soprattutto quando a farlo sono i bambini. È una delle aggiunte che ho trovato più coerenti con il luogo, perché non cerca di trasformare il campo in un parco divertimenti, porta semplicemente a esplorarne un’altra parte.

C’è poi un nuovo playground con giochi nella natura, pensato per lasciare ai bambini ancora più spazio per muoversi, insieme a nuove aree dedicate allo street food.

Tra le iniziative nate per il decennale c’è anche Luoghi d’autunno, con cartoline dedicate al Giardino e il timbro di Poste Italiane. Un dettaglio forse piccolo rispetto alle altre attività, ma che mi piace perché recupera un gesto che ormai facciamo raramente: spedire una cartolina da un luogo che abbiamo visitato.

Rimane invece uno dei simboli del Giardino l’Autumn Maze, il labirinto di mais da attraversare durante la visita. Ci si entra convinti di trovare subito l’uscita e, inevitabilmente, dopo qualche svolta si comincia a chiedere ai bambini quale strada prendere.

Spoiler: loro sembrano sempre molto più sicuri degli adulti.

Una delle cose che rendono curioso questo posto è proprio il contrasto. L’immaginario è immediatamente americano: zucche, balle di fieno, carrettini rossi, mais, decorazioni autunnali. Eppure siamo nel Casertano, a Pignataro Maggiore, circondati dal paesaggio agricolo in Campania.

La spiegazione sta nella storia di Emily Turino e della sua famiglia. L’idea del Giardino nasce dal legame con il New England e con la tradizione americana del pumpkin patch, importata qui e adattata a un’azienda agricola campana.

Negli anni l’esperienza è cresciuta molto, ma quella parte agricola continua a essere importante, non si viene semplicemente a guardare delle zucche sistemate e per fare foto. Il campo, la raccolta e la stagionalità sono parte della visita.

È probabilmente questo equilibrio a spiegare perché, a dieci anni dalla prima edizione, il Giardino continui ad attirare famiglie anche da fuori provincia.

Prima di organizzare la giornata è utile sapere quanto costa visitare il Giardino delle Zucche di Pignataro Maggiore.

Per l’edizione 2026, il biglietto standard costa 21,99 euro a persona e comprende l’ingresso al Pumpkin Patch, la scelta di una zucca da portare con sé e il laboratorio creativo. I bambini alti meno di un metro entrano gratuitamente, ma in questo caso non sono comprese la zucca e l’attività di laboratorio.

Chi vuole aggiungere anche una delle novità di quest’anno può scegliere il biglietto combo da 33 euro, che comprende anche l’accesso al Flower Patch, il nuovo giardino di tagete che si raggiunge a bordo del trattore.

I biglietti sono nominativi e la prenotazione è necessaria, vale quindi la pena scegliere in anticipo giorno e fascia oraria, soprattutto se si vuole visitare il Giardino nel fine settimana o avvicinandosi ad Halloween, quando l’affluenza tende naturalmente ad aumentare.

Una precisazione utile riguarda anche la durata della visita: non si paga un semplice ingresso in un campo di zucche, perché nel prezzo è compresa una vera e propria esperienza, dalla raccolta della propria zucca fino al laboratorio. È un elemento da considerare anche quando si valuta il costo della giornata in famiglia.

Io sceglierei, se possibile, una giornata in cui avere qualche ora a disposizione e non dover vivere l’esperienza guardando continuamente l’orologio.

Il Giardino non richiede necessariamente un’intera giornata, ma con i bambini è facile fermarsi più del previsto. Tra scelta della zucca, laboratorio, giochi, fotografie, una pausa per mangiare qualcosa e un giro tra le altre aree, il tempo passa velocemente.

Metterei soprattutto scarpe comode e adatte a un campo. Sembra un consiglio scontato finché non si arriva dopo una giornata di pioggia con le scarpe sbagliate.

Il parcheggio indicato dal Giardino si trova in via J. F. Kennedy, mentre l’ingresso è in via Giancarlo Siani 2.

Per date e orari conviene controllare sempre il calendario della stagione prima di partire, perché durante l’autunno il Giardino propone anche esperienze differenti rispetto al classico Pumpkin Patch, come il Flower Patch, l’Haunted Corn Maze e gli appuntamenti legati al Thanksgiving e al Tree Patch.

Quando siamo tornati a Pignataro Maggiore dopo l’esperienza del Summerween, sapevo già che avremmo trovato un luogo completamente diverso rispetto a luglio, quello che non cambia è il modo in cui il Giardino riesce a coinvolgere i bambini. Non serve spiegare loro perché dovrebbero divertirsi, vedono un carrettino rosso, un campo pieno di zucche e la possibilità di sceglierne una e partono.

Per me è questo il punto.

Quando cerco un posto da visitare con i bambini in Campania, non voglio soltanto aggiungere una nuova tappa alla lista delle cose viste, cerco giornate in cui anche loro possano avere un’esperienza propria, qualcosa che non sentano di aver fatto semplicemente perché mamma e papà avevano deciso di portarli lì.

Al Giardino delle Zucche di Pignataro Maggiore succede abbastanza naturalmente. Si torna a casa magari con un po’ di terra sotto le scarpe, parecchie fotografie nel telefono e una zucca dipinta ma, soprattutto, si torna con una giornata che i bambini possono raccontare partendo da una frase semplicissima: questa zucca l’ho scelta io.

You may also like

Rispondi

[script_15]

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza. Se lo desideri, puoi disattivarli. Accetta Scopri di più

I viaggi di Vale
Panoramica privacy

Per maggiori informazioni leggi la mia Privacy Policy e la mia Cookie Policy